Cos’e’ l’ironia per Angelo Di Gennaro?
E’ la capacita’ di metabolizzare la realta’ da parte di chi e’ un attento osservatore. L’ironia, parente stretta della comicita’ e’ un modus vivendi. E’ la sofferenza che si trasforma in voglia di vivere, e’ l’adattarsi in modo positivo alla durezza della vita. Sono nato in una famiglia numerosa, in una Napoli che non ti fa sconti. Ho preso e dato il meglio di me, senza avvilirmi, senza piangere sugli eventi e sulle situazioni che mi attanagliavano. Non ero figlio unico, non avevo una megastanza tutta mia, non avevo una mia sostanziosa realta’. Ma nonostante tutto mi sono imboccato le maniche. E’ nata la mia visione ironica del mondo, da li’ la mia comicita’.
Il tuo esordio a che anno risale?
Molti anni fa. Nell’81 al Teatro Tenda di Napoli (oggi Palapartenope) con una radio libera portai 4000 persone. Fu un grande successo. Da li’ tante cose tra cui il premio NINO TARANTO … e non mi sono piu’ fermato. Non dimentichero’ mai le mie prime serate nei locali. Non c’era un palco ma tavoli e tavolini su cui salivamo per esibirci; mi sono temperato nel sacrificio. Come, poi, non ricordare il teatro San Carlucco a Napoli, dovevo restare tre giorni in tabellone con “La nostra napoletanità” (lo spettacolo che avevo costruito) … beh, ci rimasi per novanta giorni; Repliche a non finire.
Oggi nel Sud Italia sei un artista cult, seguitissimo dai giovani….
Che bella cosa essere entrato nel cuore della gente di ogni eta’..al di’ la ‘ della maschera comica, della vis artistica il mio pubblico sa leggere la mia anima. Io mi sono aperto a loro con la semplicita’ dell’uomo e con la complessita’ dell’artista.
Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Tutti quegli artisti che hanno descritto con la dovuta nobilta’ la mia Napoli, la loro Napoli. Da Toto’ a Eduardo, ai fratelli Maggio. Hanno guardato con la giusta miscela di comicita’ ed intelletto, con la giusta dose di amara consapevolezza e drammaticita’ questa bellissima citta’.